In Coopertina

cooperativa sociale di produzione, lavoro e servizi

via Romana, 615/O, loc. Arancio 55100 Lucca

tel 0583 952550

 

Sopra: ospiti della Casa di accoglienza insieme a (da destra) Agnese Garibaldi, presidente,

Giuliana Casoli, volontaria della Casa, e Michele Martinelli, consigliere della cooperativa

 

 

L'inizio di un nuovo anno porta con sé bilanci e speranze. Eccone alcuni che In Coopertina vuole condividere con voi. I bilanci sono quelli, allarmanti, del numero di detenuti nelle carceri italiane: 68.000, contro i 44.000 posti disponibili, stando agli ultimi dati Istat. Le speranze sono quelle portate avanti dalle cooperative come La Mongolfiera, che abbiamo intervistato per voi. Dal '95 aiuta i detenuti in semilibertà e altre persone svantaggiate a rifarsi una vita, partendo da un lavoro. Insomma, La Mongolfiera spinge le persone a... prendere il volo.

Nella sede legale della cooperativa, che si trova all'interno della Casa Accoglienza di San Francesco, nel cuore più antico di Lucca, abbiamo incontrato la presidente Agnese Garibaldi, uno dei consiglieri, Michele Martinelli, e una dei 15 volontari della Casa, Giuliana Casoli.

Sopra: la presidente della cooperativa, Agnese Garibaldi

Agnese Garibaldi, 79 anni, di cui 60 passati nel volontariato, riceve (e legge) decine e decine di lettere provenienti da tutta Italia. Tanti, infatti, sono i detenuti pronti a passare agli arresti domiciliari, che, però, una casa non ce l'hanno e fanno richiesta qui per avere un letto e un lavoro. “Ora siamo pieni. Abbiamo 15 posti” spiega lei.

Agnese Garibaldi, ha un cognome impegnativo.

A. G. : Sì. Vengo dalla Versilia e a Capriglia c'era un parente di Garibaldi.

E ha gli occhi azzurri, come Giuseppe... Da quanto tempo è presidente?

A. G. : Dalla fondazione, nel 1995. Era nata da poco questa casa di accoglienza per i detenuti e c'era un bel gruppo di volontari, di cui facevo parte. Si decise che dopo la casa, la cosa necessaria per i detenuti era il lavoro. Fondammo così una cooperativa, con una clausola: dovevano essere assunti subito 2 detenuti in semilibertà. Così qualcuno ottenne di poter lavorare come muratore nella ditta che fece i lavori.

Sopra: Giuliana Casoli, volontaria della Casa

Che percorso ha fatto per arrivare a essere presidente di questa cooperativa?

A. G. : Facevo l'insegnante elementare, ma nel tempo libero, 30 anni fa, cominciai ad andare in carcere da volontaria. Ho fatto questo percorso di conoscenza dei problemi, delle persone, delle leggi.

La cooperativa è nata per trovare un lavoro ai detenuti?

A. G. : Esatto. Normalmente i detenuti, quando escono dal carcere, si presentano alle ditte per trovare un posto. Ma se viene loro chiesto dove hanno lavorato fino a quel momento e loro rispondono che erano in carcere, si sentiranno eternamente dire: «Torna domani». Allora ci venne l'idea della cooperativa sociale.

M. M.: Il tentativo è quello di fare un po' da cuscinetto, di fargli fare un periodo di tempo con noi perché poi abbiano le referenze per andare da un'altra parte. Noi preferiremmo avere un turn over grande.

Questi detenuti sono più italiani o stranieri?

M. M. : E' cambiato proprio il carcere: il 40% circa viene dal Nord Africa, dall'Albania. Ma qui abbiamo avuto persone anche da tutta Italia: uno era di Rossano Calabro.

Sopra: due dipendenti della cooperativa, al lavoro nella sede operativa
 

Il valore del lavoro

Che valore ha il lavoro per chi viene dal carcere?

A. G. : “E' uno strumento di formazione. Intanto si riabituano a un orario. Ma soprattutto capiscono le possibilità che hanno: chi ha dei talenti li riscopre nel lavoro. E poi c'è la possibilità di passare il tempo, di avere uno stipendio. E' la cosa più utile. Riscoprire le capacità che credevi di non avere, capire che è più bello avere una busta paga che non delinquere o lo spaccio”.


 

 

 

 

 

 

 

Ai due lati: gli strumenti da lavoro dei dipendenti della cooperativa

 

 

 

 

 

C'era concorrenza all'inizio?

A. G. : A quel tempo ce n'erano pochissime di cooperative sociali, eravamo 5. Avevamo tanto lavoro. Addirittura, grazie a un assessore alle politiche sociali del comune di Lucca, che era molto sensibile, nacque un coordinamento tra le cooperative sociali. E così, d'amore e d'accordo, ci dividevamo i lavori, come la pulizia delle strade.

E oggi, com'è la situazione?

A. G. : Le difficoltà sono aumentate perché, dico la verità, sono aumentate le cooperative. Ora c'è tantissima concorrenza.

 

 

In alto: l'ingresso della sede operativa

Chi sono i vostri dipendenti?

M. M. : Dobbiamo rispettare il parametro di 1 svantaggiato ogni 3, per cui oggi abbiamo 5 svantaggiati: un carcerato, un ex tossico, un ex alcolista, un rom, un invalido civile. In tutto sono 14 persone, alcune socie, altre dipendenti, di cui 4 donne, adibite prevalentemente a pulizie, e 10 uomini, che fanno piccole manutenzioni, giardinaggio, traslochi, pulizia e custodia dei parcheggi e altri lavoretti che ci capitano in qualche modo. Purtroppo gli enti pubblici pagano con grande ritardo. E i privati ora pagano con molta fatica. Bisogna stargli dietro, sollecitarli... non è facile per nessuno la vita.

Sopra: la presidente riceve lettere dai detenuti di tutta Italia
 

QUALCHE CIFRA*

1995 nascita cooperativa

70 circa le persone passate da qui

3 circa le persone “ricadute” in carcere

5000 euro di deficit nell'ultimo bilancio

10 circa i soci iniziali

14 i soci oggi

10 i soci maschi

4 le socie femmine

5 i soci dipendenti svantaggiati

* i numeri dichiarati da Agnese Garibaldi e Michele Martinelli

 

Un sistema (quasi) infallibile

Che lavoro hanno trovato una volta in libertà?

A. G. : Ne conosciamo di gente che si è reinserita, per esempio uno lavora presso delle cartiere importanti. Tanti lavorano in proprio: chi ha una pizzeria, chi fa l'elettricista, chi è andato in altre cooperative o aziende.

E' un sistema che funziona sempre oppure a volte ci sono delle falle?

M. M. : Pochissimi, io ne ho conosciuti 3 o 4 che sono ricascati o sono tornati in carcere. Sono passate di qui una settantina di persone di questo tipo dal '95: chi ci sta 3 mesi, chi 2 anni, chi 4 anni, è difficile dirlo.

A. G. : La maggior parte hanno trovato un reinserimento, una stima. Soprattutto perché abbiamo avuto dei direttori, che si sono susseguiti nel tempo, che avevano tanta costanza, pazienza, considerazione. Amore e un po' di severità: questo è lo spirito che anima la casa e i volontari.

    

Sopra: mezzi della cooperativa parcheggiati davanti alla sede operativa

"Il pubblico ritarda a pagare"

Il bilancio come si è chiuso l'anno scorso?

M. M. : 5000 euro sotto. Di solito si va faticosamente in pareggio. Dagli enti locali dobbiamo avere ancora molto. Subiamo così un costo di interessi perché chiediamo i soldi alla banca per poter pagare i dipendenti, che hanno sempre ricevuto i soldi puntualmente, a volte persino in anticipo.

Sopra: Agnese Garibaldi nel suo ufficio
"Quella volta che feci ''evadere'' una ragazza"

La presidente Agnese Garibaldi racconta un aneddoto che rivela lo spirito generoso e coraggioso che l'ha sempre guidata come volontaria:

Nel mio Comune c'era il carcere mandamentale. Tutti i giorni vedevo questi disgraziati. Una volta un pretore mi chiamò, era giugno. Ero giovane, avrò avuto 24, 25 anni. ''Lei mi deve fare un favore'' mi disse. ''C'è una ragazza che mi fa tanto pena. Gliela lascio a lei se me la porta un giorno al mare a Viareggio''. ''Ma se mi scappa?''. ''Se le scappa viene lei al suo posto''. Allora col pullman, perché non avevo neanche la macchina, la portai a Viareggio. Impossibile descrivere la gioia di questa ragazza... ''Io non ti tengo per mano'' le feci. ''Te fai quel che ti pare, tuffati, ma torna, sennò mi tocca andare in carcere per te''. Tornò.''

Sopra: un lavoratore della cooperativa nella sede operativa

Da quanto tempo siete con Confcooperative?

M. M. : Dal 2005.

Vi trovate bene?

M. M. : Certamente.

 

Progetti per il futuro?

A. G. : Ci stiamo trasferendo, qui è stato comprato tutto dalla Fondazione Cassa di Risparmio, che però ci ristruttura un ambiente bello a San Pietro a Vico, dove abbiamo un terreno, mentre la parrocchia ci darà una struttura in subcomodato. Lì faremo dei progetti di agricoltura, floricoltura, per trovare uno spazio lavorativo per le persone della casa e a chi verrà dal carcere. Qui eravamo in comodato con la diocesi, da 25 anni.

 

   

Sopra: alcuni ambienti della Casa di accoglienza. Dall'alto, lo spazio ricreativo, la cucina, dove gli ospiti

provvedono da soli ai pasti, e la tavola, dove mangiano insieme ad orari stabiliti

I consiglieri

Agnese Garibaldi (presidente)

Maria Pia Bertolucci (vice presidente)

Michele Martinelli

Sopra: due giovani ospiti della Casa ci salutano all'ingresso
 

foto, intervista, testo ed editing: Ilaria Lonigro

servizio offerto da Atlante Consulenze

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